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Oggi non voglio andare a scuola . . .

Ogni mattina durante la colazione Timunti, cinque anni,viene vicino a me con un finto pianto e prova a convincermi che ‘oggi non vuole andare a scuola’. Questo e’ il ritornello di ogni giorno. Prima, comincia a mormorare col Sig. Lobo: il nostro nonno, amato da tutti, che si prende cura dei bambini e si occupa di accompagnarli a scuola, e poi va prenderli e li assiste anche nello studio. Il Sig. Lobo lo dirige verso le suore e le suore lo dirigono a me. Il modo con cui piange Timuti non fa’ arrabbiare nessuno, neppure me, e solo viene la voglia di tenerlo vicino abbracciarlo e coccolarlo un po’. Ma poi devo convincerlo che a scuola l’insegnante lo aspetta con un po’ di caramelle. Il bambino viene da me con una lacrima nell’occhio, mentre tutti gli altri bambini guardano e sembra che voglia dire qualcosa di molto importante nel mio orecchio e me lo dice sotto voce: “oggi non voglio andare a scuola”. Io devo prenderlo in braccio e devo chiedergli in segreto: “perche’ oggi non vuoi andare a scuola?”. Naturalmente non avendo le risposte vere, ripete il ritornello due o tre volte: “uuummm...uuummm...aaj school nahi janega”(oggi non vado a scuola). Allora comincio anch’io la mia parte, facendo finta di sgridare il nonno con un tono arrabbiato, accusando l’insengante, e assicurando che l’insengnante trattera’ bene Timuti, e gli dara’ qualche caramella. Solo scene simili, poi Timuti va con gli altri bambini per mettere la divisa di scuola. Certamente, tutti noi quando eravamo piccoli, non e’ che avevamo grande voglia di andare a scuola... forse pero’avevamo mamme e papa’ che ci convincevano di mandare a scuola con qualche biscottino o caramella o con qualche baccione di tenerezza. Ma mi domando: Timuti, pur sapendo che la sua richiesta non verra’ approvata, perche’ci prova lo stesso, tutti i giorni? Oltre la voglia di non andare a scuola, forse vuole dimostrare davanti ai suoi amici che lui e’ amato piu’ di tutti.

Timuti e’ nato il 20 Augusto 2008. Ma e’ nato dai genitori che erano gia’ infetti dalla malattia dell’AIDs. Ha una sorella che pure è in un ostello per ragazze. Un giorno la mamma e la sorella stavano aspettando un treno in una stazione di Mumbai. Mentre il treno stava arrivando, in quella grande folla, la mamma si accorse all’ultimo minuto, che la ragazza stava giocando pericolosamente sul bordo del binario. Mentre la mamma salvava la bambina il sari restò impigliato nel treno e la mamma morì nell’incidente. Poverta’ e sfortuna si sono associate ed i bambini sono rimasti orfani. Il papa’ che è un malato dell’AIDs, con molte difficolta’ trova un lavoro giornaliero come muratore. Timuti abitava con papa’ che durante la giornata per non lasciarlo nella baraccopoli, lo portava sul posto di lavoro. A volte anche Timuti saliva su quei palazzi in costruzione pericolosi, e rischiava di cadere e morire. Il papà non sa quanto tempo potrà’ scampare con la sua malattia ma vuole dare una vita sicura al bambino. Cosi’ Timuti e’ arrivato a Swarga Dwar. Almeno per un mese Timuti piangeva la sera prima di andare a letto: “voglio andare dal papa’, voglio andare dal papa’”, e si sevgliava durante il sonno e piangeva per il papa’. Grazie agli altri bambini ed al Sig. Lobo, pur sacrificando il loro sonno sono riusciti a consolare il piccolo Timuti. Un giorno mentre Timuti piangeva per il papa’, l’hanno portato da me. Vedendo questo, un’anziano della communita’ mi dice ironicamente: “Padre! Tu lo tratti piu’ di un figlio, lo coccoli, lo mandi a scuola, gli dai tutto quello che è necessario, pero’, vedi, Timuti non può dimentiare il papa’, vuole ancora suo papa’”. Ho fatto un sorriso senza risposta pero’ dentro di me ho detto: “e’ vero! e meno male che non si e’ dimenticato del papa’, se anche gli do’ tutto il necessario e una vita migliore di quella che puo’ dare il suo papa’. I bambini hanno bisogno di amore non solo di cose. Beh!!! La differenza fra Timuti e te e’ questa: quando riesco a darti cio’ che tu mi chiedi, tu mi dici che sono “bravo” e “generoso” e quando non riesco a soddisfarti, tu mi dici che sono “cattivo” e “avaro”. Mentre il piccolo Timuti ci insegna di non dimenticare i nostri genitori”.

Forse possiamo capire meglio perche’ Gesu’ ha detto: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.›› (Mt. 8, 3-5).

Grazie a tutti voi perche’ tramite il vostro sostegno ci aiutate ad accogliere Gesu’ che viene a bussare la nostra porta tramite bambini come Timuti.

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